Nell'ambito del progetto AQUAE all'Eremo di Niasca nell'immediato entroterra di Paraggi, ci è stato chiesto di realizzare un acquidoccio per canalizzare l'acqua proveniente dal naturale impluvio sovrastante l'eremo e l'acqua in eccesso dei muri a secco verso un'enorme cisterna costruita nei primi del '900.  Stiamo così costruendo i muri, l'acquidoccio e le canalette per deviare l'acqua in eccesso dei muri verso l'acquidoccio stesso. Il progetto mira a diversificare gli approvvigionamenti di acqua e studiarne l’efficienza; generare un primo modello sperimentale di muretti a secco e divulgarlo per fare un passo avanti nella cura del paesaggio e nella gestione accurata della risorsa idrica nei paesaggi terrazzati.

 


L'imbocco dell'acquidoccio


Fasi di costruzione dell'acquidoccio e delle canalette


Le pietre dell'acquidoccio provengono dalla cava Filiberti di Piane di Carniglia e sono state trasportate via terra a Nozarego, insacchettate e poi portate con l'elicottero a Niasca. Le pietre dei muri invece sono calcari proveniente da cava Marchisio in val Graveglia.